Inferno Urbano: il Canto finale trap che porta Dante nel cuore del tempo attuale
Con “Inferno Urbano”, il mio progetto di reinterpretazione in chiave trap dell’Inferno di Dante raggiunge la sua conclusione moderna, diventando un vero e proprio “Canto 35” dell’Inferno contemporaneo. Se nei canti dell’Inferno di Dante abbiamo attraversato peccati, colpe e tormenti medievali, qui l’inferno dantesco viene traslato nelle metropoli odierne: tra cemento, neons e pochezza sociale, dove la legge esiste ma spesso si trova il modo per eludere le regole, e dove i santi hanno cravatta e volti di facciata.
Testo Canzone: Inferno Urbano
(Yoh… frà… senti cemento e merda, brò…)
Sto giù, fratè, tra neon e ghiaccio
Demoni in Armani, santi di facciata, brò…
La legge c’è, ma… chi se ne fotte? Yoh…
Strade nere, zio, palazzi e fumo
Ogni passo un colpo, ogni sguardo un bagliore di tuono
I ricchi pregano in vetro, santi di facciata
Io tra farabutti e flash, vedo la morale smontata
Fottuti poteri, brò, corpi lucidi e trucco perfetto
Ogni anima un oggetto, ogni volto un concetto storto
Il peccato non punisce, il peccatore comanda
Cocito di cemento, frà, freddo e merda che s’avvolge
Ritornello (Cantato, autotune ipnotico)
Inferno urbano, frà, brò, merda e apparenza
Sotto cemento, sopra cieli, tutto è fottuta esistenza
Tra santi in cravatta e farabutti, yoh, la legge resta vana
Ma oltre l’abisso, frà, le stelle sperano, luce arcana
Demoni in Armani, fratè, tra flash e motori
Sorrisi di vetro, brò, anime in saldo nei loro show
Fame di potere, fratè, tutto calcolato
Chi appare perfetto fuori, dentro è ghiaccio e peccatore fottuto
Io cammino tra fantasmi, zio, occhi che mentono
Strade fredde, palazzi alti, yoh… nessuno accende il senso
Ma dall’ombra si muove, brò, qualcosa che spacca
forse i marziani (chissà?), frà, ma un redentore che attacca
Bridge (Voce sussurrata, eco cupo)
Fratè… senti il vento tra vetri e cemento
Il farabutto ride, il mondo è spento
Ma yoh, tra caos e merda, frà, arriva un soffio di giustizia
Equilibrio che torna, brò, la morale rifiorisce
Inferno urbano, caro frà, merda e apparenza
Sotto cemento, sopra cieli, fratè, manca la coscienza
Tra santi in cravatta e farabutti, yoh, la legge resta vana
Ma oltre l’abisso, frà, le stelle brillano, luce arcana
Yo… frà… cemento, perfidia e merda
Ma le stelle… frà… luce che ritorna
Yoh… ordine che spacca, brò…
Torniamo a riveder le stelle, frà… finalmente, zio…
Lo scenario della canzone si apre con un’introduzione cupa e ipnotica: neon e ghiaccio evocano le atmosfere spettrali dell’Inferno, mentre i demoni vestiti Armani incarnano la superficialità e la corruzione dell’apparenza, trasformando la città in un Cocito urbano, un lago ghiacciato di cemento e indifferenza morale. I ricchi e i potenti, “santi di facciata”, mostrano come il peccato oggi non punisca più, ma comandi, e come la morale sia smontata in favore del potere e dell’ego.
Il brano si apre con flow serrato e accenti pesanti scandisce la durezza della vita metropolitana: strade nere, palazzi di fumo e corpi lucidi, in un mondo dove ogni anima diventa un oggetto e ogni volto un concetto storto. Il ritornello autotune ipnotico alterna cruda realtà e desiderio di riscatto: nonostante l’apparenza, oltre l’abisso, le stelle restano speranza, simbolo del desiderio di equilibrio e giustizia.
Successivamente si esplora ulteriormente la città come inferno moderno: sorrisi di vetro, anime comprate come marchi di lusso, farabutti e redentori che emergono dall’ombra. Il redentore, come una civiltà che viene da fuori, appare come figura allegorica di giustizia e morale ritrovata, portando equilibrio in un mondo spento. L’uso di pause drammatiche e flow spezzato rende la narrazione quasi cinematografica, creando immagini vive della modernità come inferno urbano.
Il bridge e l’outro chiudono la narrazione con un contrasto potente: tra caos, cemento e sangue, le stelle tornano a brillare. La chiusura simbolica rappresenta la speranza che anche nel cuore del degrado metropolitano si possa rivedere la luce, come Dante rivede le stelle dopo il viaggio negli abissi dell’Inferno.“Inferno Urbano” non è solo un pezzo trap: è un’operazione stilistica, letteraria e artistica, che fonde il linguaggio crudo e diretto della cultura urbana contemporanea con la profondità morale e allegorica della Commedia. È la trasposizione di Dante nelle nostre città, dove l’inferno non è più solo una visione morale medievale, ma una realtà sociale fatta di apparenza, prevaricazione e corruzione, e dove la luce delle stelle rimane l’ultima speranza di redenzione.
